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Meru Herbs Kenya
CATHOLIC DIOCESE OF MERU
NG’UURU GAKIRWE WATER PROJECT
SITE OFFICE: P.O.Box 576 Nkubu, mobile -0733 706 885
NAIROBI OFFICE: P.O.Box 14343 NAIROBI
Tel/Fax 254 2 4442081
E mail – Meruherbs @ MAF.or.ke
LA STORIA DI MERU HERBS
Amministrativamente la localita' si chiama "Tharaka District". Non
perdete tempo a cercarla sulle guide turistiche. Qui' non si trovano
alberghi, piscine o ritrovi notturni, le strade si possono chiamare tali
solo esercitando una buona dose di immaginazione.Se si traccia una linea
retta dal monte Kenya al Meru National Park, si puo' delineare questa
zona nel bel mezzo delle due localita'. La zona e' semi arida, ma il
terreno e' molto fertile se irrigato. Per arrivarvi si viaggia verso
Meru sulla eccellente ma pericolosa strada asfaltata fino a raggiungere
la cittadina chiamata Nkobo [ Nkubu ] Qui girando a destra si lascia l'asfalto e
ci si avvia verso la localita' denominata Mitunguu, [-al centro del
distretto] [+ centro della zona di irrigazione ].Chi viaggia con una
autovettura normale non andra' molto avanti. Specialmente nella stagione delle
piogge e' indispensabile l'uso di una "fuoristrada" a quattro ruote motrici. Da
queste parti si incontrano un gran numero di "Land Rovers". Praticamente tutti i
"matatu"appartengono a questa marca e molti di essi sono praticamente
pezzi da museo.
La prima impressione che si ha e' quella delle enormi piante di banane,mango,
papaya, e altre frutta tropicali. Come gia' menzionato sopra, la terra della
zona deve essere molto fertile. Da tempo immemoriale la popolazione locale
viveva di agricoltura basica, ossia di sussistenza minima, coltivando il
granoturco, millet, fagioli,sorghum, cassava ecc,oltre ad allevare bovini, capre
e animali da cortile. Questo distretto tuttavia da decenni e' stato il campo di
lavoro di innumerevoli missionari Italiani dell'Istituto della Consolata di Torino, e lo
e' ancora in qualche missione oggi sotto la giurisdizione della Diocesi di Meru,
diretta da un vescovo Africano.
Per interesse di questo Prelato e altri missionari Italiani veniva
ottenuta l'approvazione da parte del Governo Italiano per il
finanziamento di un notevole progetto di irrigazione di questa zona semi
arida, che pero e' attraversata da numerosi grossi fiumi provenienti dal
monte Kenya e scorrenti a valle dalla parte orientale del monte. La
situazione idrologica di questi corsi d'acqua li rendeva eminentemente
adatti ad un impianto idrico funzionante totalmente a forza di gravita'.
Come e' consuetudine per i progetti finanziati dal Governo Italiano, la
consulenza per il progetto denominato " Ng'uuru Gakirwe Water Project"
veniva assegnato ad un N.G.O. italiano di Padova, il A.E.S.[+ C.C.C.] (Centro di
Collaborazione Comunitaria)
Questa organizzazione, per la messa in opera dei lavori, si rivolgeva al
sig. Andrew Botta di Nairobi, residente in Kenya dal 1955, che
assumeva la responsabilita' del progetto nel 1987, con il titolo di
"Project Coordinator" che in pratica significa esercitare tutte le
responsabilita' organizzative,tecniche e di amministrazione. Il sig.
Botta aveva gia' diretto efficientemente per molti anni la amministrazione
della impresa di costruzioni Italiana " G. Campagnola & Co. Ltd" di Nairobi.
La prima fase del progetto veniva completata nel 1990 con
l'approvvigionamento d'acqua da irrigazione a 134 famiglie e la seconda
fase nel 1994 a beneficio di altre 90 famiglie. Nel 2000 [+ veniva terminata la
seconda fase ed anche ] la terza fase,la piu grande e impegnativa veniva
completata, e altre 234 famiglie venivano allacciate all'impianto. La quantita'
di acqua fornita al nucleo famigliare giornalmente e' sufficiente per coltivare
intensamente almeno mezzo ettaro di terreno. L'idea basilare del progetto
consiste nell'incoraggiare gli abitanti a diversificare le tradizionali
produzioni agricole di puro sostentamento, ossia di entrare nel campo
dei cosiddetti "cash crops" di valore medio alto o per esportazione.
L'acqua per il progetto viene derivata dal fiume Kithino che nasce dal
monte Kenya e viene incanalata in grossi tubi di plastica per una
distanza di oltre 17 km [+ circa per ognuna delle tre linee ] e distribuita per
gravita' senza l'intervento di pompe a motore, che sovente sono il "tallone
d'Achille" di altri impianti di irrigazione.
Gia dal 1991, dopo la messa in opera della prima fase del progetto,
emergeva la questione fondamentale di che cosa fare coltivare alla gente
locale, da sempre emarginata, in vista di migliorarne il tenore di vita.
La zona non era adatta a coltivare il tea o il caffe' che specialmente
quest'ultimo ha sempre fatto arricchire gli esportatori a scapito dei
coltivatori. Occorreva trovare un prodotto che si potesse lavorare
localmente ed esportare in proprio, senza l'intervento dei commercianti
o grossisti, che qui' in Kenya sono gia' stati responsabili del
fallimento di altre produzioni, come la noce "macadamia" e altri
prodotti da esportazione.
Il "middleman" o grossista arriva al tempo delraccolto con le tasche gonfie
di contanti e l'autocarro. Sceglie il fior-fiore dei prodotti e scarta il resto
che finisce per marcire. Il contadino non ha mezzi di trasporto proprio e
si accontenta di quel minimo di pagamento che il grossista offre, senza
possibilita' di negoziare.
A questo punto entra in campo l'acume organizzativo del sig.A. Botta che
conosce bene la regione e la sua gente. Gia' da tempo con la moglie(
Margaret) coltivavano sulla loro terra ogni tipo di prodotti agricoli,
frutta e verdure, locali ad esotici anche con semi e piantini
provenienti dall'Italia. Infine arrivavano alla conclusione che
l'arbusto tropicale denominato "Hibiscus sabdarifla" comunemente
chiamato "carcade' " [+ importato dal Sudan e dal Senegal ] si adattava
perfettamente alle condizioni del terreno locale. Con la possibilità
dell'irrigazione si prospettava il caso di dare alla gente la possibilità di
coltivare qualcosa non solo da mangiare in famiglia, ma anche di portare a casa
del denaro per pagare le principali necessità della vita come medicine, rette
scolastiche per i bambini, ecc.
Naturalmente bisognava darsi da fare per creare un mercato per il
prodotto, e a questo ci pensava il sig. Botta con larga misura di
successo in tempo relativamente breve [+ grazie all’appoggio delle botteghe del
mercato equo in Europa e in Giappone].
IL CARCADE' (hibiscus sabdarifla)
Gia' dal 1991 incominciava la coltivazione del carcade' da parte delle
famiglie gia' allacciate all'irrigazione. Il prodotto da commercializzare
consiste nei fiori di color rosso (red hibiscus) seccati al sole e
impacchettati a mano in confezione di 50gm. Piu' avanti veniva
realizzata la produzione di quello giallo in confezione in "sachets"
come i "tea bags". Per questa lavorazione si rendeva necessario
importare dall'Italia due moderne macchine impacchettatici. L'ultimo
prodotto di carcade' immesso nel mercato e' quello sotto forma di
marmellata o piu precisamente descritto come "chutney"
Il carcade' serve a preparare una bevanda (infusione) organica che si
puo' servire calda o fredda ed e' ricca di qualita' salutari e
terapeutiche. Non contiene caffeine, alkaloidi o stimolanti.
E' particolarmente indicato come sostituto del caffe o tea
particolarmente per chi soffre di condizioni stressanti o
ipertensione. E' anche indicato come digestivo stimolante delle
secrezioni epatiche e gastriche. Essendo ricco di acido tartarico e
citrico, funziona come un blando antisettico utile a prevenire infezioni
enteriche. Inoltre sembra avere anche delle proprieta' diuretiche.
Nella coltivazione non vengono usati fertilizzanti o pesticidi chimici e dal
settembre scorso il prodotto viene commercializzato con il certificato
internazionale di “cultura biologica”.
LA CITRONELLA O LEMONGRASS (cymbopogon citratus)
La bevanda (infusione) e' fatta con acqua bollente e si puo' servire
tanto calda come a freddo. Di caratteristiche altamente rinfrescanti non
contiene acidita' come nei limoni freschi. Coltivata organicamente
sembra utile a combattere leggeri problemi al fegato e condizioni
biliose.
LA CAMOMILLA ( matricaria chamomilla )
Richiede poche introduzioni al consumatore Italiano. Le sue
caratteristiche terapeutiche erano gia' note al filosofo Greco
Dioscorides, diciannove secoli or sono. Coltivata senza fertilizzanti o
pesticidi viene preparata in "sachets" o "tea bags". Quella prodotta nel
Tharaka e' diventata altamente richiesta all'estero.
Il successo di queste attivita' agro-artigianali nelle zone irrigate dal
"Gakirwe Water Project" necessitava la formazione di una entita'
separata dal progetto idrico. Nasceva cosi', sempre sotto la direzione
di Andrew Botta, la "Meru Herbs (Kenya) " Questa entita' la si puo'
considerare come una " associata " del progetto d'irrigazione, ma con
amministrazione separata, sempre sotto la direzione generale della
Diocesi Cattolica di Meru.
LE MARMELLATE
L'ultima attivita iniziata dal sig. Botta e' stata quella di
intraprendere la produzione di marmellate parallela a quella delle erbe,
sempre destinate all'esportazione nonche' ai mercati locali. Oltre al
"chutney" o marmellata di carcade' gia' menzionata si producono anche
quelle di papaya, mango,ananas,guava,banana o combinazioni varie, secondo le
richieste del mercato.
E' qui' doveroso notare che la lavorazione dei vari prodotti della "Meru
Herbs"e' eseguito oltre al 95% dalle donne locali, che si occupano anche
della contabilita' e il lavoro di ufficio. Gli uomini sono impiegati
nella manutenzione dell'impianto idrico e nelle nuove costruzioni. Lo
sviluppo di queste attivita', necessitava la costruzione di capannoni,
magazzini, uffici, case ecc. che venivano eretti dagli operai locali con
assistenza dei fratelli Salesiani dell'Istituto Don Bosco di Embu.
Senza entrare nei particolari amministrativi, si puo' tuttavia informare
i lettori che la produzione esportata si aggira su un numero notevole di
container all'anno. Tutti i prodotti devono naturalmente passare dei
severi esami di qualita' da parte dei paesi importatori che vanno dal
Giappone alla Germania, passando per l'Italia e altri paesi dell'Unione
Europea.
Il redattore ha visitato diverse volte queste attivita' nel Tharaka, in
qualita' di consulente tecnico (volontario). L'area del progetto
descritto e' anche conosciuta come "Materi" che prende il nome della
vicina Missione Cattolica Italiana.
Quanto sopra e' stato descritto senza motivi di pubblicita' commerciale,
ma con l'intenzione di informare i lettori di "Out of Italy" di un
progetto Italiano, a favore di popolazioni emarginate, eseguito
efficientemente, e che ha dato risultati superiori al previsto. Si
tratta insomma di soldi Italiani bene spesi a favore di popolazioni
povere ma volenterose. Tristemente, non tutti i progetti finanziati
dall'Italia possono vantarsi di simili risultati.
Giorgio Ferro “Out of Italy”
2002