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Progetto

Meru Herbs Kenya

Andrea Botta e la moglie Margaret







MERU HERBS - KENYA - AFRICA


CE - Carcadè, camomilla, confetture di mango, papaia, carcadè

Una piantagione di Carcadé che produce acqua

Il progetto di irrigazione Ng’uuru Gakirwe trae origine da una richiesta formulata da un gruppo di
piccoli agricoltori della zona omonima, ai piedi del monte Kenya, che già dal 1982 avevano costituito
un’associazione (Ng’uuru Gakirwe Water Committee) che si poneva come finalità quella di portare
l’acqua in ogni casa e in ogni azienda del comprensorio. Il “comitato per l’acqua”, incoraggiato dai
risultati positivi di un vicino progetto di irrigazione, ha subito riscosso un grande successo nella
comunità, diventando negli anni uno degli elementi principali della sua crescita sociale. Ma cosa c’entra
l’acqua con il carcadè?

STORIA DEL PROGETTO

L’area del progetto, circa 150 chilometri quadrati, è situata nella provincia Orientale, nel distretto
Tharaka-Nithi: in questa zona in realtà il suolo è piuttosto fertile, ma la scarsità e l’irregolarità delle
piogge ha da sempre reso la vita difficile ai contadini locali. Nel 1986, grazie all’intervento di
un’Organizzazione non governativa italiana, l’Aes di Padova, si diede inizio alla prima fase dei lavori
che entro il 1990 avrebbero reso irrigue le prime 134 aziende della zona. A questa prima parte del
progetto, denominata “Fase I”, ha fatto seguito un programma di educazione e formazione all’uso
dell’acqua, finanziato dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari
Esteri italiano e condotto sempre dall’Aes in collaborazione con la controparte locale, la Diocesi di
Meru.
L’impianto irriguo realizzato risponde a due ordini di esigenze: da una parte, limitare gli effetti delle
periodiche siccità sulla popolazione (acqua per uso domestico) e, dall’altra, permettere la coltivazione di
piante che hanno bisogno di molta acqua. Ciò rappresenta una parte importante dell’economia agricola
locale, dato che quasi tutte le famiglie utilizzano le parcelle irrigue per la produzione di melanzane,
zucchine, okro (una qualità di verdura locale) per l’esportazione: il prodotto viene normalmente
acquistato sul campo e pagato in contanti da intermediari locali, che lo avviano all’aeroporto nella stessa
giornata. La coltivazione del carcadè rappresenta dunque un complemento a questa economia attraverso
la vendita alle organizzazioni del commercio equo e con l’aiuto indiretto fornito alla gestione
dell’impianto di irrigazione. Dato infatti che il finanziamento del progetto non riesce a coprire tutti i
costi, parte del ricavato della vendita del carcadè viene utilizzato per finanziare i costi di gestione
dell’impianto irriguo, che a sua volta costituisce lo strumento principale di produzione degli ortaggi da
esportazione. Ed ecco cosa c’entra il carcadè con l’acqua.

Hibiscus, una pianta dalle mille risorse

Il carcadè (Hibiscus) è una pianta che cresce in varie zone del continente africano e dai suoi fiori si
possono ricavare bevande e marmellate; attualmente la Ctm importa da Meru Herbs fiori di carcadè
essiccati e confezionati, che, preparati in infuso, producono una gustosa bevanda dal caratteristico
colore rosso, che può essere consumata sia calda sia fredda.
Il carcadè è una pianta che ha bisogno di poca acqua e poche cure: poco soggetto a malattie e parassiti,
può quindi venire coltivato senza l’impiego di fitofarmaci; ciò consente da una parte un notevole


risparmio sui costi di produzione, e dall’altra fornisce al prodotto un notevole valore aggiunto, dato
appunto dall’assenza di prodotti dannosi per la salute del produttore e per quella del consumatore. A
questo proposito sono state avviate dal Kenya le procedure per il riconoscimento della biologicità del
carcadè.
Un altro prodotto dell’area del progetto importato da Ctm è la camomilla e infine si sono aggiunte le
marmellate di mango, papaia e carcadè.

Progetti sociali

Dopo aver reso irrigue le prime 134 aziende, la “Fase II” del progetto si è conclusa nel 1994 ed ha
permesso di portare l’acqua ad altre 60 famiglie (il numero di famiglie raggiunte avrebbe dovuto essere
quasi doppio, ma diversi problemi hanno di fatto reso la cosa impossibile). Con la “Fase III”, conclusasi
alla fine del 1998, tutte le 430 famiglie coinvolte nel progetto hanno finalmente l’accesso all’acqua. Dal 1999 al 2009 le famiglie connesse all'acquedotto sono passate a circa 2.000 e trattandosi in generale di famiglie piuttosto numerose, composte da una media di dieci persone, si può stimare che i beneficiari del progetto siano oltre 20.000

Conclusione.

Sembra proprio che la gente di Tharaka stia mettendo un fortissimo impegno per far sì che questa zona
arida diventi presto una delle zone più produttive di tutto il Kenya ed il commercio equo e solidale,
rappresentando la totalità delle sue esportazioni, supporta questa realtà in maniera concreta.

Altromercato


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