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Articolo di A. Sigliuzzo

Articoli sulla Meru Herbs Kenya




(Report on Meru Herbs - by Dr. Achille Sigliuzzo 05/04/05)


Il 5 febbraio2005 , per lo scrivente, segna la fine dei soliti luoghi comuni che descrivono i Paesi del terzo Mondo come macchine diaboliche che divorano gli aiuti ad una velocità superiore di quanti ne arrivino, lasciando i beneficiari sempre in uno stato più arretrato del punto di partenza.
Nella verifica ventennale (1985-2005) si è preso atto che, quando si è avuta l’accortezza di “far cadere il seme su terreno fertile”, oggi si rileva una fase di continuo e inarrestabile progresso.
Il punto più significativo della verifica sta nella constatazione dell’uso avanzato della risorsa idrica, sia dal punto di vista del management delle strutture , che di quello della economia di un bene che in quelle zone diventa sempre più limitato; senza dimenticare il benefico ambientale che la pratica irrigua produce, con l’aumento dell’evapo-traspiazione, in zone aride e semi aride dove è diffuso il bush e la savana.

achille sigliuzzo

5 febbraio, alle falde del monte Kenia, sono ad Embu nel parco dell’Izaak Walton Inn, seduto tranquillamente nel patio della mia stanza; è l’imbrunire che , qui all’equatore, scocca inesorabilmente per tutto l’anno alle 18.
In questo albergo furono ospitati:Churchill, Hemingway e i reali di Inghilterra ; ne sono testimonianza le foto dell’epoca che li ritraggono durante battute di pesca sul greto dei corsi d’acqua della zona, ricchi di interessanti prede.
Il giardino è ben tenuto e ricco di lussureggianti specie tropicali , che a guardarne le cime viene il capogiro; sembra di essere immersi nella limitrofa foresta keniana, per quanto è fitta la vegetazione e per l’insistente cinguettare e gracchiare dei molti uccelli variopinti che sembrano volerti comunicare qualcosa; fra poco incomincerà il simpatico gracidare delle ranocchie che continuerà a garantire una sensazione di tranquillità e di pace che quasi sembra palpabile.
Fuori , nella cittadina, le strade pullulano di povera umanità che si dà da fare per sopravvivere.Qualcosa si sta muovendo in questa realtà che potrebbe sembrare irrimediabilmente insuperabile; sono diffusissimi :sgangherati centri commerciali, librerie scolastiche, associazioni di farmers, centri di gestione delle risorse idriche, banche umanitarie e miriadi di commerci di cose da niente, ma di quel tanto che serve ad arrivare fino al tramonto; domani mattina alle 6 ricomincerà la corsa a procurarsi l’indispensabile per arrivare al tramonto.
Qui tutti conoscono la storia della gazzella che all’alba corre per non essere sbranata dal leone, del leone che corre per sbranare la gazzella e quindi per sopravvivere tutti corrono.
In questa multiforme umanità è già possibile distinguere le facce dei managers emergenti già in attività,che hanno studiato in corsi postuniversitari in Europa negli USA, in Canada,come il dott.Ephantus Muthu, dirigente dell’azienda irrigua di Thiba,gestita dalla Diocesi di Embu. Gli brillavano gli occhi quando mi compiacevo per i risultati raggiunti e capivo bene le sue emozioni, perché contemporaneamente erano le mie, che ho vissuto le vicissitudini del progetto di Thiba fin dal 1986(svolgevo compiti di valutazione di progetti da ammettere a finanziamento presso il Fondo Aiuti Italiani del MAE) contro il parere negativo di un “vecchio africanista”che sosteneva di conoscere meglio di me (neofito) i problemi dell’Africa e degli africani sostenendo che quel progetto andava rifatto perché non corrispondeva alle esigenze del posto (eravamo alla scadenza dei tempi tecnici e un ritardo di pochi giorni avrebbe fatto saltare il finanziamento), in tre giorni riuscii ad elaborare un parere convincente e a farlo approvare.
Era un progetto integrato promosso dai Salesiani del Don Bosco di Embu; con 6,5 miliardi di lire prevedeva:l’irrigazione di 400 ha di terreno con un impianto tubato munito di impianto di sollevamento adeguato alle bizzarrie del fiume Thiba; la costruzione di un dispensario; laboratori di falegnameria; officina per macchine agricole; capannoni per la lavorazione e stoccaggio di prodotti agricoli; fabbricati per aule scolastiche e uffici amministrativi e acquisto di macchine agricole.
Contrariamente a quanto aveva affermato il mio collega “africanista”oggi c’è tutto quanto era stato previsto dal progetto e tutto funziona: 200 ha irrigati in turno con altri 200, producono mais, fagiolini, angurie tutti con produzioni degne(per quantità e qualità) delle migliori aziende europee ,che nel nostro inverno raggiungono i nostri mercati (Germania e Inghilterra soprattutto).
Penso al progetto di Wei Wei a Sigor da me seguito dalla fase di valutazione(1985) , alla costruzione e all’avvio, di cui ho potuto constatare fin dall’inizio i risultati già dopo la realizzazione del primo lotto (Lodagri), quando ha incominciato a rendere benestante la popolazione dei Pokot, agricoltori nomadi (ora sedentarizzati) che dalle alture di Eldoret si sono trasferiti a valle nella zona irrigua, convivendo con i loro cugini pastori cui concedono il pascolo delle terre irrigate, nei periodi di riposo.

Hanno costituito una associazione di auto-gestione della struttura irrigua (molto complessa, con diga tracimabile di derivazione e una condotta di adduzione di oltre 10km) ed una di commercializzazione dei prodotti. Oramai camminano con le loro gambe, assistiti soltanto da un tecnico della Cooperazione italiana (Oscar Ricci un attivissimo bolognese) che sta sovrintendendo alla fase di completamento del secondo lotto della rete irrigua per una estensione di altri 250 ha (la disponibilità di acqua del Wei Wei consente di poter arrivare a dominare una superficie di oltre 2000 ha, specie se si attua un minimo di parzializzazione irrigua , che obbliga il riposo a rotazione dei terreni, con grandi vantaggi anche di tipo ambientale).

Ma nel mio cuore un posto privilegiato lo ha il progetto irriguo di Meru, che ha una storia molto travagliata della sua nascita e del suo avvio.
Nel 1988 fui incaricato dalla Coop.italiana di recarmi in Kenia per predisporre il ritiro del finanziamento concesso alla Diocesi, a causa di tentennamenti mostrati dalla ONG esecutrice del progetto nell’avviamento dei lavori (fermi da quasi un anno). Le opere, a causa della poca chiarezza del progetto iniziale e di lotte tribali per l’egemonia sulle acque tra gli agricoltori di monte e quelli di valle del fiume Kithino , non erano riuscite a partire.
Esaminai con attenzione il nuovo progetto proposto dalla Diocesi , e mi resi conto che conteneva delle interessanti e originali soluzioni,sia dal punto di vista idraulico (sconnessioni lungo la condotta di adduzione ed una traversa tracimabile ben concepita,con una derivazione a destra ed una a sinistra), sia dal punto di vista dell’equo utilizzo della risorsa.Grazie alle mie modeste esperienze irrigue nelle nostre Regioni meridionali e alla mia cocciutaggine, riuscii a far concedere una proroga alle scadenze ; individuai tra i promotori locali un italo-keniota di origine piemontese, fino ad allora poco noto in Italia, che si rivelò un ottimo manager:Andrea Botta. Ha guidato la realizzazione di uno schema irriguo che è uno dei più interessanti tra quelli finanziati dalla Coop. Italiana:
I farmers beneficiati, posseggono aziende accorpate di circa 10 ha ciascuno e risultano essere 479; ma la rete irrigua , pur raggiungendoli tutti, è in condizione di sottoporre a irrigazione soltanto il 10% della superficie all’anno (superficie dominata 5000 ha, superficie irrigabile 500 ha).
Nell’ambito delle loro aziende i farmers fanno ruotare l’irrigazione lasciando spazio al pascolo ed alla colture in dry, che spesso sono discrete.
Da qualche anno e’ stato completato il primo e secondo lotto della rete tubata fissa che raggiunge ogni azienda con un solo idrante (finanziamento italiano) ed lo scorso anno è stato completato anche il terzo lotto (finanziamento Comunità Europea) . Pensare che fino a qualche decennio fa nella valle era padrona la mosca tse tse .
Ho partecipato ad una riunione del Consiglio di Gestione del Water Users Association toccando con mano un alto livello di maturità dei partecipanti;si discuteva della ripartizione delle spese di esercizio e manutenzione della struttura irrigua , che è a totale loro carico (avrebbero dovuto assistere gli agricoltori del Metapontino,che non vogliono sentir parlare di prezzo dell’acqua adeguato alle spese di gestione…..).

Ma il vero miracolo di Andrea Botta manager è quello di aver costituito l’associazione “Meru Herbs”, regolamentata dal Vescovato con atto istitutivo di tipo cooperativo.
Ebbe l’intuito di capire che le produzioni non potevano essere orientate solo all’autoconsumo, ma dovevano orientarsi sul cash crops per creare ricchezza da reinvestire sul territorio. Infatti oltre alle manutenzioni ordinarie e straordinarie alle strutture esistenti,hanno costruito nuovi capannoni , servizi idrici,piazzali lastricati,ponticelli,ecc.
In definitiva oggi dispongono di un moderno attrezzatissimo stabilimento per la produzione (essiccazione e insacchettamento) di carcade’camomilla,citronella, peperoncino e da qualche annomarmellate :mango,papaia, carcade’, guava, ed ananas.(tra impiegati ed operai ci lavorano oltre 90 persone). Dai magazzini , a norma europea, partono ogni anno decine di containers , grazie al supporto del “commercio equo e solidale”, con il quale sono collegati di continuo via internet . Nel 2004 è stato esportato prodotto per 267.862,62€ per 8.772kg di carcadè, 4564kg di camomilla e 719kg di lemon grass (tutto insacchettato in confezioni certificate per ‘ingresso in CE). Il resto delle produzioni è andato sul mercato interno.
Gli uffici contabili tengono una meticolosa contabilità informatizzata e praticano una precisa analisi dei costi , come le migliori aziende europee!!!.

L’83% commercializzato da CTM Altromercato,suddiviso in vari paesi europei;
il 16% da Equomercato,in Italia;
l’1% da Fair trade, in Giappone.

Mi domando :avremmo potuto sperare risultati più gratificanti?

Questa mia memoria, spero possa diventare un messaggio esauriente per quei detrattori della Cooperazione Italiana allo Sviluppo svolta negli anni “80 e “90.
Certo non sono state tutte rose e fiori, non tutti gli aiuti hanno avuto buon fine (ricordiamoci il Piano ERP degli anni “40).Come quando, per strada, facciamo la carità ad un mendicante e quello si va a comprare vino per ubriacarsi.Gli sciacalli sono in tutti i paesi del mondo.
Sono successi anche casi emblematici, come quando i nemici politici di Andreotti e di Salini hanno silurato il progetto del Tana-Beles in Etiopia , in fase di avanzata attuazione; partito come esempio perfetto di “Bonifica Integrale”di un territorio infestato dalla terzana maligna. E altrettanto dicasi per gli inquinamenti mafiosi (italo-somali) che hanno devastato gli aiuti alla Somalia, causando la morte di chi voleva scoprire la verità…-


Tutto ciò ci serva da insegnamento e ci faccia aprire gli occhi per il futuro,per rimanere sulla pista di ciò che è andato a buon fine (che non è poco….).
Ricordiamoci infine che noi in Italia disponiamo di un “manuale”, sempre attuale, per muoverci nelle zone di bonifica e trasformazione, che è dettato dalla Legge Serpieri del 1933 sulla Bonifica Integrale che prima di intervenire in un qualsiasi comprensorio, impone la redazione del “Piano Generale”; documento che considera il territorio nel suo complesso socio-economico e mette l’uomo al centro degli interventi infrastrutturali e delle trasformazioni.

( Dr. Achille Sigliuzzo ) 05/ apr./ 05

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